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Istituzione
Le Comunità Montane sono state istituite con la legge 3.12.1971 n.1102 per concorrere alla eliminazione degli squilibri di natura sociale ed economica tra le zone montane e il resto del territorio nazionale, alla difesa del suolo e alla protezione della natura.

La realizzazione degli interventi di competenza è previsto avvenga attraverso la predisposizione di un piano di sviluppo socio-economico che fissi gli obiettivi in relazione anche alle risorse disponibili. L’approvazione della Legge 142/90, relativa al nuovo ordinamento delle autonomie locali, con gli articoli 28 e 29 ha ridefinito la natura, il ruolo e le funzioni delle Cominità Montane, riconoscendo alle stesse la qualifica di ente locale e rinviando alle leggi regionali le norme sull’istituzione e il funzionamento, confermando altresì le funzioni programmatorie del piano di sviluppo. In seguito, il Consiglio Regionale, con provvedimento n. 39 del 9 settembre del 1999, ha approvato un nuovo testo di Legge che riguarda l’istituzione, il funzionamento e la ridefinizione geografica delle Comunità Montane del Veneto.

In particolare i confini territoriali della Comunità Montana delle Prealpi Trevigiane sono stati sensibilmente allargati: essa raccoglie sedici Comuni e include la parte più accidentata della Collina trevigiana, nel tratto compreso tra il Piave e il confine con la Regione del Friuli.

Nel nuovo ambito rientrano, parzialmente, i Comuni di Cappella Maggiore, Cordignano, Farra di Soligo, Pieve di Soligo, Refrontolo, Sarmede, Valdobbiadene, Vidor e Vittorio Veneto; mentre vi sono interamente compresi quelli di Cison di Valmarino, di Follina, di Fregona, di Miane, di Revine Lago, di Segusino e di Tarzo.

La Legge regionale recepisce in sostanza i criteri e le direttive approvate dalla Comunità Europea fin dal 1975, (268/75/CEE), che miravano a salvaguardare e a valorizzare i territori economicamente e socialmente più deboli.

Il Consiglio delle Comunità Europee riconobbe allora la necessità di istituire un regime particolare di aiuti a favore delle zone agricole povere, indicate con il termine svantaggiate, intendendo come tali quelle aree in cui le condizioni di lavoro risultassero difficili, a causa del clima sfavorevole, delle scadenti qualità del suolo e delle notevoli pendenze del terreno.

Appartengono sicuramente a questa categoria quei territori di montagna e di collina, ove le condizioni di lavoro particolarmente pesanti e l’incertezza dei redditi hanno prodotto, in anni recenti, un forte esodo della popolazione, soprattutto di quella giovanile, verso la città e verso occupazioni più remunerative e sicure.

L’abbandono delle terre è stato un fenomeno che ha colpito la maggior parte dei territori montani e collinari ad economia prevalentemente agricola e che ha via via assunto proporzioni rilevanti.

La forte diminuzione della presenza umana e l’invecchiamento della popolazione hanno determinato effetti negativi oltre che sull’economia locale, anche e ancor più sotto l’aspetto sociale e culturale. Si è andata infatti perdendo buona parte dell’identità e delle peculiarità del mondo contadino. Si sono affievolite le sue tradizioni e la sua cultura; si sono perse le voci e i silenzi d’un tempo. Si è rotta la naturale intesa tra l’uomo e il suo ambiente, che aveva radici lontane e consolidate.

Non solo, ma venendo meno la presenza umana e la quotidiana cura del territorio, questo è diventato sempre più fragile ed è stato sempre più pesantemente aggredito dal degrado fisico-ambientale, segnato dallo sviluppo disordinato della vegetazione, dall’azione erosiva dei torrenti, dalle frane, dagli smottamenti, dai movimenti lenti del suolo verso valle, dai problemi idrogeologici.

Avendo ora la Regione Veneto recepito queste direttive della CEE, buona parte delle nostre colline, penalizzate dalle notevoli pendenze del terreno e dai conseguenti problemi di instabilità geomorfologica, hanno la possibilità di entrare a far parte del territorio montano e concorrere quindi ai benefici previsti dalle diverse leggi di settore.

L’allargamento dei confini della Comunità Montana alle zone collinari significa oggi riconoscere quei valori ma anche prendere atto dei notevoli problemi e difficoltà che qui si devono affrontare. Oggi più che mai è necessario che a livello di pubbliche Amministrazioni siano programmati piani d’intervento di forte impegno e siano previsti adeguati finanziamenti volti sia alla difesa idrogeologica di questo territorio, sia al rilancio della sua economia. Infatti non è più sufficiente operare solo nella direzione della salvaguardia del territorio fisico e del mondo agricolo in generale, occorre definire sicure prospettive di sviluppo per l’economia di questi ambienti: operando con idee ed energie nuove, valorizzando il notevole patrimonio culturale, stimolando le capacità delle aziende, sfruttando al meglio la potenzialità dei suoli, creando moderne infrastrutture, promovendo un diverso tipo di agriturismo, inteso come ricerca e partecipazione dei turisti alle variegate risorse, materiali e spirituali, che il mondo contadino è ancora in grado di offrire.

Tutto questo affinché una grande ricchezza ambientale, sociale e culturale non vada irrimediabilmente perduta.

 
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